Dal 1976 a oggi, mezzo secolo di Salice Salentino DOC tra storia, territorio e cultura.
Presentato al Museo Castromediano di Lecce il calendario degli eventi del Cinquantenario.
Era il 1976 e nel mondo succedevano cose che avevano tutte, in modi diversi, a che fare con l’idea di inizio. Due ragazzi in un garage della California mettevano insieme i primi pezzi di quella che sarebbe diventata Apple; una donna, Tina Anselmi, entrava per la prima volta nella storia repubblicana italiana come ministro; nello spazio si cercavano segni e una fotografia della NASA, con un volto impresso sulla superficie di Marte, accendeva l’immaginazione collettiva, mentre gli Eagles consegnavano al mondo (e all’eternità) Hotel California. Erano anni in cui si ridefinivano linguaggi, ruoli, visioni. Anni in cui il futuro sembrava potersi costruire a partire da un’intuizione forte, ma anche da un gesto collettivo.
In quello stesso tempo, lontano dai riflettori globali ma profondamente dentro una storia altrettanto decisiva, un territorio del Salento faceva qualcosa di simile: prendeva coscienza di sé. L’8 aprile 1976, con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, nasceva ufficialmente la Denominazione di origine controllata Salice Salentino. Un riconoscimento enologico, esito di un processo lungo, stratificato, condiviso.
Una denominazione che nasce da una comunità
La storia della Salice Salentino DOC non è lineare, e proprio per questo è interessante. Affonda le radici negli anni Cinquanta – come ricostruisce Rosario Faggiano su Spazio Aperto – quando, in questo lembo di Salento disteso tra vigne e terra rossa, la cantina Leone de Castris iniziò a imbottigliare un vino che portava già il nome del territorio, costruito intorno al Negroamaro con il contributo della Malvasia nera di Lecce.
In realtà, un passaggio decisivo era già avvenuto qualche anno prima: nel 1943, proprio qui, nasceva il primo rosato imbottigliato in Italia, anticipando una vocazione che nel tempo avrebbe trovato piena espressione.
Negli anni successivi, quel vino si afferma progressivamente e, insieme, cresce la consapevolezza di un’identità condivisa. È il territorio stesso – amministrazioni, produttori, cooperative – a chiedere formalmente la DOC già nel 1971. Una richiesta che insiste, si rafforza, si articola fino al 1976, quando il disciplinare viene finalmente approvato.
E nel 2003 nasce il Consorzio di tutela, oggi punto di riferimento per oltre 800 produttori che rivendicano la produzione di uve Salice Salentino DOC: un sistema che abbraccia un’area precisa – da Salice Salentino a Veglie, Guagnano, San Pancrazio Salentino e Sandonaci, fino a parte dei territori di Campi Salentina e Cellino San Marco – e che segna un ulteriore passaggio, decisivo, da individualità a visione condivisa.



Il vino come fatto culturale
Non è un caso che la celebrazione dei 50 anni sia stata presentata al Museo Sigismondo Castromediano, il più antico museo della Puglia. Una scelta che va oltre la funzione simbolica, per trasformarsi in una vera dichiarazione di metodo. Il vino, dunque, non viene raccontato solo come prodotto, ma come fenomeno culturale: stratificazione di pratiche, memorie, paesaggi, economie. Un elemento che attraversa il tempo e che, nel farlo, costruisce identità.
Il programma del Cinquantenario insiste con decisione su questo piano. Accanto agli appuntamenti più strettamente enologici – dal Vinitaly agli eventi diffusi tra degustazioni e showcooking – si sviluppa un calendario che mette al centro l’arte, l’archeologia, la narrazione.
Tra questi, spicca la mostra “Dioniso ebbro. L’arte del bere nell’antichità”, realizzata in collaborazione con il Museo Castromediano, allestita nel Convento Madonna della Visitazione – Biblioteca di Comunità di Salice Salentino.
Un percorso, insomma, che riporta il vino alle sue radici più profonde, nell’antica Messapia, tra VI e III secolo a.C.
A questo si affianca una mostra fotografica con immagini dell’archivio Giuseppe Palumbo, sempre in collaborazione con il Museo Sigismondo Castromediano, allestita presso le cantine socie del Consorzio;
Dioniso e la misura del vino
Parlare di Dioniso, in questo contesto, è un modo per rimettere il vino nella sua dimensione originaria.
Dioniso – o Bacco nella tradizione romana – è il dio del vino, ma anche dell’estasi, della trasformazione, della perdita e del ritrovamento di sé. Una figura ambivalente, che tiene insieme ordine e disordine, misura ed eccesso, lucidità e abbandono.
È il dio che insegna a fare il vino, ma anche quello che ne rivela il potere: non solo bevanda, ma esperienza. Non solo gusto, ma esperienza che trasforma. In questo senso, la scelta di inserirlo nel cuore delle celebrazioni è tutt’altro che decorativa.
Dice qualcosa di molto preciso: che il vino, prima ancora di essere analizzato, va compreso. E che la sua storia non è solo agricola o commerciale, ma profondamente umana.


Una rete che parla di futuro
Se il passato offre radici, il presente racconta un altro dato significativo: la capacità di fare sistema.
Il progetto dei 50 anni nasce infatti da una rete articolata che mette insieme Comune di Salice Salentino, Consorzio di tutela, GAL Terra d’Arneo e Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino, all’interno del programma “Radici Virtuose”, pensato anche come risposta alla ferita ancora aperta della Xylella.
Nel corso della presentazione, questo tema è emerso con chiarezza. Da più voci, diverse ma convergenti, è arrivato un messaggio preciso: la Salice Salentino DOC non è solo un risultato enologico, ma un patrimonio collettivo.
Il sindaco Cosimo Leuzzi ha parlato di un’identità profonda costruita nel tempo dal lavoro e dal sacrificio di intere generazioni; il presidente del Consorzio Damiano Reale ha insistito sulla necessità di fare sistema, mettendo insieme filiera, istituzioni e impresa per rafforzare il posizionamento del territorio; mentre Cosimo Durante, alla guida del GAL Terra d’Arneo, ha richiamato il valore di una visione condivisa, capace di trasformare un anniversario in uno strumento per progettare il futuro. Nella stessa direzione si inserisce anche l’intervento dell’assessore Luigi Palazzo, che ha sottolineato come questo traguardo rappresenti la capacità del territorio di tenere insieme tradizione e qualità, rafforzando al tempo stesso l’immagine del Salento sui mercati e nel racconto turistico.
Sullo sfondo, è emersa con forza anche la consapevolezza di un territorio che prova a ripartire: Pantaleo Piccinno, presidente del Distretto Agroalimentare Jonico Salentino, ha ricordato come la ferita della Xylella non sia stata solo economica ma identitaria, e come proprio da qui passi oggi la necessità di ricostruire un’immagine e una fiducia nuove.
Il tempo nel calice
A chiudere la presentazione – moderata da Michele Peragine e aperta dal benvenuto del direttore del Museo Luigi De Luca, alla presenza di numerose istituzioni che hanno voluto portare il proprio saluto e augurio, tra cui il prefetto Natalino Manno e direttore della Camera di commercio di Lecce, Mario Vadrucci – è stata una degustazione alla cieca condotta dalla wine expert Jlenia Gigante.
Un passaggio che ha restituito la misura concreta di questi cinquant’anni. Nel bicchiere, rosati e rossi riserva della DOC, anche con annate distanti tra loro: 2009, 2014, 2023. Un arco temporale sufficiente per osservare ciò che spesso si racconta ma non sempre si sperimenta davvero: il lavoro del tempo.
Il Negroamaro ha mostrato una delle sue qualità più interessanti: la capacità di evolvere senza perdere identità. I profumi si stratificano, si fanno più complessi; il frutto lascia spazio a note più profonde, speziate, talvolta terziarie; il sorso si distende, si armonizza, trova nuove forme di equilibrio. Anche i rosati – spesso letti in chiave di immediatezza – rivelano una tenuta sorprendente, giocata su tensione, sapidità, memoria aromatica. È in questo passaggio che emerge una riflessione inevitabile: il tempo non è un fattore accessorio, ma parte integrante della qualità.
Una presenza da (ri)costruire
È proprio da qui che emerge anche un altro dato, sottolineato con una certa franchezza da Jlenia Gigante: la presenza ancora insufficiente della Salice Salentino DOC nelle carte dei vini dei ristoranti del territorio. Un paradosso, se si considera il valore identitario di questa denominazione. Inserire questi vini in carta non è solo una scelta commerciale. È un atto culturale. Significa raccontare un territorio attraverso ciò che lo rappresenta davvero, costruire coerenza tra cucina e vino, offrire al cliente un’esperienza completa.
Dal punto di vista gastronomico, le possibilità sono ampie e tutt’altro che scontate:
i rossi trovano una naturale affinità con carni alla brace, ragù, selvaggina, ma sanno dialogare anche con piatti della tradizione contadina più asciutta; i rosati, grazie alla loro freschezza e struttura, si muovono con agilità tra mare e terra, accompagnando zuppe di pesce, fritti, formaggi freschi e piatti vegetali. Una versatilità che meriterebbe maggiore spazio, e soprattutto maggiore consapevolezza.
Cinquant’anni, e una direzione
Celebrare i 50 anni della Salice Salentino DOC, dunque, non come sguardo nostalgico al passato, quanto piuttosto come inizio di un percorso nel quale interrogarsi su ciò che può diventare.
Nel 1976 si trattava di dare un nome e una forma a un vino. Oggi, dopo mezzo secolo, la sfida è continuare a costruirne il valore: tenere insieme visione e radici, individualità e comunità, identità e cambiamento.
CALENDARIO 2026
Il programma celebrativo si articolerà nel corso dell’anno con una serie di appuntamenti:
- 12 aprile – Celebrazione del 50° anniversario presso la sala istituzionale del Padiglione Puglia al Vinitaly di Verona. Oltre alle attività previste all’interno del Pad. 11 Regione Puglia presso lo Stand B1-2, la sala istituzionale della Regione Puglia e l’enoteca regionale curata da AIS Puglia, il Consorzio sarà anche protagonista di un fuori salone dal nome “Benvenuti in Puglia” presso la storica dimora Palazzo Verità Poeta in cui ci saranno banchi d’assaggio con focus sulla DOC ed un premio speciale dedicato in occasione del 50esimo anniversario della DOC Salice Salentino.
- 15 maggio – Convegno di respiro nazionale ospitato dal Comune di Salice Salentino;
- fine agosto – Appuntamento diffuso nel centro cittadino con showcooking e banchi d’assaggio dei vini DOC Salice Salentino;
- Mostra fotografica con immagini dell’archivio Giuseppe Palumbo, in collaborazione con il Museo Sigismondo Castromediano, allestita presso le cantine socie del Consorzio;
- Mostra archeologica temporanea dedicata al vino “Dioniso Ebbro. L’arte del bere nell’antichità”, in collaborazione con il Museo Sigismondo Castromediano, presso il Convento Madonna della Visitazione – Biblioteca di Comunità di Salice Salentino;
- Attività collaterali dedicate all’educazione alimentare, all’arte e alla cultura del vino;
- Settembre – Presentazione del libro a cura di Alfredo Polito sulla storia del Consorzio e del docufilm firmato da Edoardo Winspeare, dedicato al lavoro e alle persone che hanno contribuito a questo importante percorso.
Gran parte delle attività rientrano in “Radici Virtuose”, programma di rigenerazione economica, sociale e ambientale post Xylella fastidiosa, promosso dai Consorzi di tutela dell’Igp Olio di Puglia e delle Dop Primitivo di Manduria, Salice Salentino e Brindisi, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

